“Il segreto della pietra di luce” di Christian Jacq

Non vedevo l’ora di parlarvi approfonditamente di questa serie, il mio primo approccio ai romanzi storici, che mi ha aperto a tutto il genere. Come mio solito, non ho letto la serie tutta di fila, ma ci ho messo circa un anno e mezzo: mi sento molto di più parte dei libri che leggo, perché mi accompagnano per molto tempo i miei pensieri. Ho rimandato poi la lettura di Maat perché mi dispiaceva finire la serie, e infatti, ora che sto scrivendo la recensione, ho finito il libro da meno di una settimana e so già che mi mancheranno.

È una tetralogia composta da Nefer, Claire, Paneb e Maat (per ognuno vi rimando all’articolo delle letture del mese in cui l’ho letto, se volete sapere qualcosa sulle trame singole, tranne per Nefer perché l’ho letto poco prima di aprire il blog), ambientata nel Luogo della Verità, ossia l’attuale Deir el-Medina, il villaggio dove abitavano gli artigiani e gli artisti che hanno realizzato le tombe della Valle dei Re, e che sono i nostri protagonisti.

Alla vita della confraternita, fatta di giorni di duro lavoro e qualche festività, si alternano le vicende politiche e belliche di quegli anni, in cui i nostri protagonisti sono coinvolti, poiché lavorano direttamente per il faraone in carica.

La confraternita, infatti, gode di un rapporto privilegiato con la corona e non sono pochi i nemici che ha intorno, incarnati in Mehy, uno dei migliori antagonisti di cui io abbia mai letto: ambizioso, abile nel creare alleanze, doppiogiochista quasi ammirevole ma soprattutto paziente. Mehy riesce a gestire una complessa vita politica e a complottare contro il Luogo della Verità per quattro libri e non sono stati pochi i momenti in cui ho provato ammirazione verso di lui, nonostante tutto.

La storia non ha molti picchi di tensione, ma piuttosto tanti momenti di piccola tensione che a volte a parer mio erano diventati ripetitivi (soprattutto in Paneb). Inoltre non mi è piaciuto che il lettore non avesse alcun indizio per scoprire un grande mistero affligge la confraternita dal primo libro, ma questo è un problema che io ho con tutti i gialli.

Un altro difetto è che ci sono molti personaggi secondari, ma sono davvero poco caratterizzati, e nella lettura spesso mi sembravano intercambiabili. Nella mia mente ci sono i personaggi principali, pochi secondari, e infine la massa di personaggi di sfondo non caratterizzati. Ma penso che l’autore non avesse scelta a riguardo, perché la storia è ambientata in un villaggio chiuso, quindi devono comparire sempre gli stessi personaggi ma non c’è spazio per svilupparli tutti.

I personaggi principali, invece, sono molto ben caratterizzati e molto diversi tra di loro. Anche quelli che magari inizialmente non piacciono, ad esempio per me Kenhir, col tempo diventano familiari, e infatti mi sono affezionata molto anche a Kenhir e ho adorato il suo rapporto con Niut la Vigorosa.

Nefer è stato il primo in cui mi sono rivista, ma col tempo l’ho trovato troppo freddo e distaccato, troppo razionale; e mi sono avvicinata di più a Paneb, con cui il lettore passa la maggior parte del tempo e attraverso cui vede il mondo. Con Paneb ho amato, ho sofferto e mi sono arrabbiata (soprattutto sul metodo educativo della confraternita); ho disapprovato molte cose che ha fatto, ma mi ha intenerita per molte altre; un uomo con infiniti difetti, ma pieno di passione e che vediamo crescere tantissimo; non mi sono rivista in lui, perché siamo troppo diversi, ma sarebbe un perfetto amico che vorrei al mio fianco e mi mancherà.

La cosa che più mi ha affascinata di questa storia, è il modo di presentare le credenze dei personaggi: quello che loro credono essere vero, ossia tutti i rituali magici dell’antico Egitto, ci vengono mostrati come reali e funzionanti, senza sminuirli o ridicolizzarli. Anzi, il narratore spesso spiega i motivi e il funzionamento dei rituali, rendendo tutto molto affascinante.

Purtroppo questa serie è molto difficile da reperire, dovete scavare un po’ nelle sezioni dell’usato, ma io ve la consiglio molto e magari se siamo in tanti a chiederla, la Mondadori ne farà un’altra edizione (magari con le copertine meno pacchiane).

Fatemi sapere se la conoscevate o se avete letto altro di questo autore. O se avete qualche libro storico da consigliarmi

Fabiana

P.S. Cosa pensano di noi gli oggetti con cui viviamo ogni giorno? Cosa possono pensare le opere d’arte o i reperti storici?

Nella mia raccolta di racconti potrete vedere il mondo da un nuovo punto di vista, quello degli oggetti; scoprire le differenze tra il loro mondo e il nostro, in un gioco narrativo che, attraverso svariati indizi, rivela poco alla volta l’identità del soggetto parlante. Ve ne parlo bene in questo articolo.

Potete leggere il racconto in anteprima e eventualmente prenotare una copia per sostenermi nella campagna di crowdfunding da questo link: Oggetti in persona. Se prenoterete una copia avrete un libro in omaggio tra quelli offerti dalla casa editrice.

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