“Le sette oscure chiavi di Isidus” di Daniele Bortolato

Non so se qualcuno di voi conosce Nostalgia critic, un recensore di film americano (si trovano suoi video anche con i sottotitoli in italiano). Ha un modo di fare molto particolare, senza peli sulla lingua riesce a mettere l’accento su dettagli che noi spesso trascuriamo. È anche molto divertente da guardare e ve lo consiglio. Ma perché ve lo nomino? Perché leggendo questo libro, io mi sentivo spesso come lui, sbalordita dai difetti intrinseci di questo romanzo.

Andiamo per gradi. Ho letto questo romanzo in collaborazione con la casa editrice Caravaggio Editore e ho scelto questo titolo perché la trama mi ha colpita molto. Si tratta di un fantasy, un mondo dove sette vampiri custodiscono sette chiavi magiche, colui che le mette tutte insieme diventerà tanto potente da conquistare l’intero mondo. I protagonisti, senza memoria del loro passato, si troveranno coinvolti in questa lotta per il potere.

Molto invitante, ma devo dire che ha iniziato presto a deludermi, infatti ho fatto molta fatica a terminarlo.

La prima delusione è stato il primo colpo di fulmine, ma ho cercato di soprassedere perché ogni tanto può capitare. Quello che non mi è piaciuto affatto è che ce ne siano stati cinque, non solo uno. Non c’è stata una volta in cui un sentimento è cresciuto col tempo ed è diventato qualcosa di forte. In questo libro i sentimenti sono binari: accesi o spenti. Non solo amorosi, ma anche amicali: si passa da sconosciuti a giurarsi amicizia eterna in poche ore. Totalmente irrealistico.

E altrettanto velocemente si spengono i sentimenti. Infatti, nonostante i numerosi lutti che sono presenti in questo libro, mai un trauma, mai una reazione significativa, se non qualche frase ogni tanto. Solo una reazione è stata forte e realistica, ma ha mandato un messaggio sbagliatissimo, di cui vi parlo dopo.

Come l’amore si trova all’improvviso, così anche le soluzioni vengono trovate con pochi elementi su cui ragionare, grazie a coincidenze improbabili e un deux ex machina finale che mi ha lasciata senza parole, in senso negativo.

Oltre a queste falle nella trama, ho notato falle nella gestione: dialoghi artificiosi e forzati, troppi punti di vista che ho trovato difficile riconoscere e una grave mancanza di descrizioni. Io non amo le descrizioni, ma nei fantasy servono. La storia è ambientata in un mondo inventato e se ne sa poco o niente. Non ho neanche capito quanti anni abbiano i protagonisti. E una volta incontrano un “mostro”. Non viene detto altro di questa creatura, solo che è un mostro. Artigli, pelo, ali, zanne? Boh, è un mostro.

Giungiamo ora alla cosa che più disapprovo di questo libro. Una donna perde il marito e decide di suicidarsi, la protagonista cerca di fermarla, ma non riesce. Dice allora che quando una persona ha compiuto quella scelta, ormai è già morta e non si può fare nulla per fermarla. Io mi oppongo con tutta me stessa a questa idea, perché è solo un’autogiustificazione quando qualcuno si suicida: tanto non potevamo fare nulla. È un messaggio profondamente sbagliato da inserire in un libro. Ci autorizza a non fare niente, quando invece si può fare e si deve fare qualcosa! I suicidi mandano molti messaggi prima di compiere l’atto e bisogna coglierli per aiutarli. E spero che di tutta questa recensione, almeno questo vi rimanga a memoria.

Cosa mi è piaciuto di questo libro? La storia potrebbe essere carina, ma secondo me era molto più interessante l’antecedente, ossia come i protagonisti sono coinvolti. Viene raccontato alla fine e avrei preferito di gran lunga un libro incentrato su quello.

Altre cose positive da dire non ne ho, vorrei averne, ma questo è quello che penso. Ho pensato anche di non farla proprio questa recensione, ma non sarebbe stato corretto. So che è una recensione un po’ parziale, ma questo è quello che mi è rimasto di questo libro.

Vi metto comunque il link di amazon, nel caso vogliate vedere la trama in modo più approfondito o leggere altre recensioni.

Fabiana

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