“Ascanio” di Francesco Zedda

Mi piace leggere dei libri un po’ sconosciuti, o vecchi. A volte, scherzando, dico che se un autore non è morto non mi interessa. Quando però poi devo parlarvene e magari vedo che quel libro non è neanche più in commercio, se non nell’usato, mi vengono dei dubbi: e se vi incuriosisco ma non riuscite a trovare il libro? Non potete leggerlo, quindi mi chiedo se ne vale la pena.

Ma a volte leggo libri come questo, o Q contro Q, e mi piacciono talmente tanto che non posso non parlarvene lo stesso. Il 99% di voi non sarà interessato a questo libro, ma magari un 1% lo troverà un giorno in una biblioteca o in una bancarella e deciderà di dargli una possibilità. Per questa ragione, in fondo all’articolo vi ho messo il link sia ad amazon, che all’Opac delle biblioteche di Milano (probabilmente c’è anche in altre biblioteche).

Si tratta di un romanzo storico, ambientato a Milano qualche anno prima dell’unione dello stato italiano, quando metà del nord d’Italia era sotto il dominio dell’Austra di Francesco Giuseppe (Cecco Beppe per i pre-rivoluzionari); in una Milano dove per le vie passeggiano Giuseppe Verdi e Alessandro Manzoni. La voglia di indipendenza si percepisce a Milano con alcuni atti gogliardici e altri pericolosi, ma non è il fulcro del romanzo.

Al centro del romanzo c’è la musica. Mai in un libro avevo trovato descrizioni di questo tipo. La musica diventa percepibile con tutti gli altri sensi per il protagonista, e così ci viene descritta anche a noi. Gli strumenti hanno voci che creano musica che si muove come un’onda di un oceano; gli squilli delle trombe giudicano, esultano o urlano. Le descriozioni della musica sono molte, lunghe e un po’ lente, ma con uno stile unico.

Al centro della vicenda c’è don Ascanio Sforza, il primo direttore d’orchestra della Scala, a cui viene affidata una sinfonia, che lui decide di pubblicare come propria. Da quel momento il suo personaggio inizia a cambiare, da posato e sicuro si sè, comincia ad avere paura che lo scoprano e a cercare per distruggerlo ogni possibile indizio che dimostri che non è lui il compositore. Il personaggio cambia in un crescendo di follia, una follia che mi ha ricordato la fine di Il ritratto di Dorian Grey, ma senza misoginia e cinismo. Sotto i nostri occhi vediamo come l’uomo possa cambiare ed essere consumato dal male che ha fatto.

Seguiamo Ascanio passo passo lungo il libro, e un po’ mi manca leggere di lui, ora che l’ho finito. Mi manca anche il fatto di leggere un libro ambientato a Milano, in una zona vicina a dove si trova la mia università. Adoravo leggere i nomi delle vie citate dall’autore e cercarle poi su internet, per vedere dove fossero, e tutte ci sono ancora. Via della Spiga sarà la mia prima tappa la prossima volta che andrò a Milano.

Se amate la musica classica, se amate leggere un libro ambientato in una città reale, se amate vedere la degenerazione della mente umana, questo libro potrebbe piacervi, e ve lo consiglio.

Fabiana

“Ascanio” su amazon

“Ascanio” nell’Opac di Milano

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