“Il ciclo dei robot” di Isaac Asimov

20180512_144524.jpgVi ho sempre parlato di questa serie abbinata al Ciclo delle fondazioni ma, avendo deciso di dedicare loro una recensione, ho preferito parlarvene singolarmente perchè, nonostante siano profondamente legate, sono due serie molto diverse. Quindi oggi vi parlo del Ciclo dei robot e prossimamente del Ciclo delle fondazioni.

Questa serie è formata da quattro libri: Abissi d’acciaio, Il sole nudo, I robot dell’alba e I robot e l’impero. In fondo all’articolo trovate i link di tutti i libri ad amazon, se vi interessa, dovrebbero trovarsi abbastanza facilmente.

Le storie singole sono gialli, al cui centro c’è Elija Baley, un poliziotto di mezza età, con una moglie e un figlio, che abita su una Terra profondamente diversa da come la conosciamo oggi. In quel tempo gli umani abitano tutti sottoterra, mentre in superficie sono i robot a lavorare la terra. Nessun terrestre esce all’aria aperta volentieri e, anzi, il solo pensiero può causare molta ansia. Non sono invitati a farlo anche dal fatto che non si fidano dei robot, a differenza degli spaziali (umani che hanno colonizzato cinquanta pianeti diverso tempo prima) che vivono a stretto contatto coi robot.

L’avversione di Elija per i robot, però, dovrà confrontarsi con R. Daneel Olivaw (in cui la “R” sta per “Robot”), che diventa forzatamente suo collega nel primo libro. Daneel è un robot esteticamente uguale ad un essere umano, ma ovviamente i suoi comportamenti tradiscono la sua natura, per la sua intelligenza e ovviamente l’ubbidienza alle tre leggi della robotica. Penso che le conosciate, ma per sicurezza ve le trascrivo:

1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno;
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge;
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Insieme a Daneel, Elija indagherà su alcuni crimini. I primi tre libri si svolgono ognuno su un pianeta diverso (Terra, Solaria e Aurora), dandoci modo di conoscere a fondo la cultura di chi ci vive. Aurora e Solaria sono abitati anch’essi da umani, ma ormai molto diversi dai terrestri, non fisicamente, ma nei modi di vivere. Sono molto longevi e hanno molti robot al loro servizio, soprattutto i solariani. Asimov è bravissimo a descrivere questi diversi tipi umani perchè, pur non essendo realistici del tutto, è stato in grado di portare agli estremi tendenze che già ci sono oggi (se avessimo a nostra disposizione dei robot, anche noi non usciremo molto meno di casa, non trovate? Già lo facciamo oggi con internet).

L’ultimo libro, invece, è ambientato diverse generazioni dopo, Elija è morto, ma Daneel c’è ancora e con un altro robot, Giskard, assisterà in modo molto diretto ad una svolta epocale per l’umanità, che si avvicina sempre di più a fondare l’Impero, i cui strascichi vediamo nel Ciclo delle fondazioni.

Nonostante per il gusto odierno questi libri sono poco emozionanti e la fantascienza contenuta qui è ormai sentita e risentita, sono libri geniali, le descrizioni dei pianeti spaziali sono molto divertenti e i personaggi amabili. Daneel e Giskard, in particolare, farete fatica a dimenticarli, sopratutto dopo I robot e l’impero, dove la narrazione è intervallata dai loro inusuali dialoghi, che ci mostrano come due robot interpretano quello che sta succedendo e decidono come agire.

Se avete intenzione di leggere entrambe le serie, vi consiglio di leggere i libri in ordine di pubblicazione, alternando di conseguenza i due cicli. Gli ultimi libri di entrambi si citano e si svelano i misteri a vicenda, quindi rischiate di rovinarvi alcune soprese se non seguite l’ordine di pubblicazione. Ma è solo un consiglio, perchè sono comunque serie indipendenti e autosufficienti.

Fabiana

Abissi d’acciaio

Il sole nudo

I robot dell’alba

I robot e l’impero

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