Memorie letterarie: “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne

20180209_155111-1.jpgOggi ho deciso di iniziare un nuovo tipo di articolo. Di solito si fanno le recensioni dei libri appena letti, con i ricordi ancora forti e vividi. Ma con il passare del tempo i ricordi si attenuano, i dettagli e alcuni nomi vengono dimenticati, e ci rimane un’emozione complessiva del libro che diverrà la nostra opinione a lungo termine. Se è stato un bel libro diverrà anche un ricordo affettivo. Ma soprattutto, quel ricordo impreciso è ciò che il libro ci ha lasciato, quanto ci ha comunicato, forse è la parte più importante della comunicazione avvenuta tra lo scrittore e noi lettori.

In questo tipo di articoli, io vi parlerò di quello che mi è rimasto di alcuni libri letti mesi fa. Ovviamente ricontrollerò i nomi e alcuni dettagli tecnici dei libri, onde evitare di darvi informazioni errate, e saranno recensioni abbastanza brevi, ma sentite.

Ho deciso di iniziare con Viaggio al centro della Terra, che attualmente è il mio libro preferito di Jules Verne.

Il professor Otto Lidenbrock ritrova in un antico volume un breve testo in codice firmato da uno studioso scomparso. Decodifica il messaggio insieme al nipote Axel e vi leggono il percorso da seguire per raggiungere il centro della Terra. Dopo varie indecisioni, decidono di partire per questa impresa.

Per giustificare questo viaggio, Verne fa riferimento alla teoria scientifica, allora ancora in discussione, che sosteneva che la Terra avesse un nucleo solido, in cui appunto fosse possibile viaggiare senza essere bruciati dal magma. Nonostante probabilmente non credesse vera questa teoria, la spiega scientificamente e con cura, tanto che ricordo di aver avuto la sensazione che fosse davvero possibile.

L’altro maggiore ricordo che conservo è l’evoluzione del rapporto tra il professore e il nipote, sempre più affettuoso e limpido. I due affrontano un’avventura pericolosa e la tensione talvolta è molto forte. Viaggiano nel buio per stretti cunicoli, guidati dall’acqua, con il rischio di perdersi e non tornare più indietro, lottando contro la fame e la stanchezza. I loro pensieri, soprattutto quelli di Axel, sono al centro della vicenda insieme al viaggio e formano il mio ricordo più forte. Lo zio, da freddo e austero, diventa sempre più paterno e gentile nei confronti di Axel, che si sente sempre più a suo agio in sua compagnia. Mi sono sentita legata a loro e coinvolta, tanto che Verne, di solito poco emotivo, mi ha emozionata, rendendo questo libro il mio preferito tra i suoi.

Termino poi con un piccolo appunto: Hans. Guida di montagna assunta dal professore in Islanda, baderà a loro in tutto il viaggio. Hans è impassibile, calmo e onesto, come solo i personaggi di Verne sanno essere.

Fatemi sapere se questo tipo di articoli vi può interessare e se anche voi avete un ricordo simile su questo libro o se vi sembra che questa memoria sia quello che cercate in un libro (se vi interessa, vi lascio il link ad amazon)

Fabiana

 

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